01/07/2008
Recupero fauna selvatica: Upupa
Da pochi giorni la nostra sezione ospita un esemplare di Upupa (Upupa epops L.), un uccello che ci è stato consegnato da alcuni ragazzi di Trentola Ducenta e che purtroppo presenta una frattura all'ala sinistra.
In seguito all’intervento di un nostro amico veterinario, l’animale al momento presenta una fasciatura che dovrà portare per una decina di giorni, tempo in cui dovrebbe formarsi un callo osseo, grazie al quale dovrebbe iniziare la calcificazione del tessuto, che porterebbe poi alla trasformazione del callo in osso strutturato. Uso il condizionale perché purtroppo non siamo del tutto sicuri di questa guarigione; noi ovviamente ci speriamo, in attesa di liberare presto la sfortunata Upupa.
Per il momento si trova a casa mia, in una gabbia, dove la sto alimentando con piccoli invertebrati e con della carne rossa, il tutto unito ad un farmaco contenente calcio.
Come vedete, la nostra sezione è sempre di più un punto di riferimento importante sul territorio, non solo per le emergenze ambientali come quelle legate ai rifiuti, ma anche per la difesa e la custodia della fauna selvatica. (Vedi anche il recupero della Civetta)
L'Upupa è un uccello lungo fino a 30 cm, con un’apertura alare di 44-48 cm. Ha un becco lunghissimo ed aguzzo, leggermente ricurvo verso il basso.
Il piumaggio è inconfondibile, marrone molto chiaro nella parte superiore e a strisce orizzontali bianco-nere nella parte inferiore. Il capo è provvisto di un ciuffo di penne a forma di ventaglio di colore marrone chiaro. Il suo volo è leggero e silenzioso, somiglia a quello di una grossa farfalla; il canto, invece, è un monotono e tenebroso "houp-oup-oup-oup-oup" (upupa.mp3) che viene ripetuto incessantemente durante la prima fase del ciclo riproduttivo.
L'Upupa è presente in Europa centro-meridionale, in Asia e in Africa settentrionale. In Italia giunge all'inizio della primavera migrando poi in autunno verso paesi più caldi. Quando viene minacciata si appiattisce sul terreno con ali e coda spiegate. È amante dei luoghi secchi, spesso la si può incontrare presso boschetti o frutteti; talvolta è presente anche nelle zone verdi delle città.
Costruisce il nido nelle cavità degli alberi e dei muri. La covata consiste di 4 o 7 uova, piccole ed allungate di colore verde-bianco. La femmina si dedica con assiduità alla cova che dura sedici giorni; una volta nati i piccoli vengono allevati da entrambi i genitori. Talvolta il nido può emanare un odore nauseabondo causato dalla secrezione di una ghiandola attiva nei piccoli: questo odore ha lo scopo di allontanare i predatori. L'upupa si nutre di larve di invertebrati, grossi insetti, lombrichi, molluschi e ragni che cattura nei prati per poi lanciarli in aria ed afferrarli al volo.
Nella mitologia il suo verso "pu-pu-pu" era considerato presagio di sventura. Per questo motivo (associato al fatto che canti anche al crepuscolo) nella cultura popolare è spesso chiamato "uccello del malaugurio"; con questa immeritata nomea compare anche nei “Dei Sepolcri” di Ugo Foscolo. Eugenio Montale tuttavia, nella raccolta Ossi di seppia, definisce l'upupa un uccello "ilare" calunniato dai poeti.
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15 Luglio 2008
L'Upupa è stata liberata. Abbiamo fatto tutto ciò che era possibile nelle nostre competenze e l'euforia mostrata dall'uccello negli attimi della ritrovata libertà ci fa ben sperare in una sua definitiva riabilitazione.
20:19
Scritto da: Francesco Autiero
in Recupero Fauna Selvatica | Link permanente | Commenti (1)
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| Tag: upupa, animali feriti, recupero fauna selvatica, falchi, cras | OKNOtizie |
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Commenti
Vorrei rigraziare le persone che lavorono in questa associazione del WWF.Apprezzo molto quello che fate per l'ambiente soprattutto quell' argomento sull' upupa, è il mio animale favorito
enrico c.
Scritto da: enri | 16/08/2009
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