16/10/2009

Recupero Barbagianni

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Nei giorni scorsi ci è stato consegnato un bellissimo esemplare di barbagianni (Tyto alba), un rapace notturno recuperato a Sant’Angelo in Formis (CE).

In seguito a visita veterinaria effettuata dal dott. Troisi Sabatino, esperto di rapaci, non è emersa la presenza né di fratture né di colpi d’arma da fuoco: fortunatamente l’animale è soltanto molto denutrito, probabilmente ha urtato contro un camion o un auto in transito e ciò gli ha causato uno stato di stress.

Nei prossimi giorni verrà trasferito presso il centro recupero rapaci di Montella (AV) dove verrà riabilitato e, speriamo, liberato al più presto.

 

Il barbagianni è un uccello che può raggiungere una lunghezza compresa tra i 34 ed i 40 cm ed un'apertura alare di quasi un metro. E' caratterizzato da un disco facciale a forma di cuore che utilizza come un grande “padiglione”, gli serve, infatti, per indirizzare le onde sonore verso i canali auricolari, riuscendo a percepire anche lievi rumori delle prede che si muovono nell’erba.

Le parti superiori del corpo sono di colore dorato, mentre quelle inferiori sono di colore bianco. Di colore bianco è anche il grande disco facciale cuoriforme, mentre gli occhi sono neri ed il becco bianco.

 

Diffuso quasi in tutto il mondo, il barbagianni tende a vivere negli anfratti rocciosi o nelle crepe degli edifici (specialmente quelli abbandonati), nelle soffitte o tra le travi degli antichi casolari.

Di notte percorre le campagne con un volo ondulato e leggero, quasi radente al suolo. Si ciba principalmente di topi, ratti, talpe e di grossi insetti svolgendo un importantissimo ruolo ecologico (un esemplare adulto mangia approssimativamente 3 topi al giorno). Deglutisce la preda intera: le ossa e le altre parti indigeribili vengono rigurgitate sotto forma di piccoli ammassi sferoidali dette borre.

 

Il barbagianni è tutelato dalla legge, ma purtroppo, in alcune località, la sua comparsa sui tetti delle case è interpretata come indice di sventura e di morte, scatenando nella popolazione vere e proprie battute di caccia che coinvolgono anche molti altri rapaci notturni.

 

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20/10/2008

Recupero fauna selvatica: Civetta

La nostra sezione ospita un esemplare di Civetta (Athena noctua), un piccolo rapace1697075671.2.JPG notturno che ci è stato affidato da alcuni amici e che al momento presenta difficoltà a volare. Adesso si trova in una voliera dove verrà alimentata con pezzetti di carne cruda, sia rossa che bianca.

La civetta è una specie sedentaria e i suoi spostamenti sono principalmente dovuti alla pressione negativa dell’uomo che altera e distrugge i suoi habitat. Ha forme tozze, il capo largo ed appiattito e dei profondi occhi gialli. Il morbido piumaggio è variabile dal marrone/grigio al color sabbia, con delle macchie bianche.
Quando è incuriosita la civetta piega il busto in avanti, quasi a fare degli “inchini”: in realtà essa sta valutando la distanza dell’oggetto d’interesse. Non dorme mai così profondamente da lasciarsi sorprendere, il minimo rumore la sveglia, e vede benissimo anche di giorno. L’ottima vista, grazie ai grandi occhi posti in posizione frontale, è associata ad una elevata mobilità del collo, che permette di muovere il capo in direzione orizzontale e verticale, ruotandolo anche di 280°. Questa mobilità compensa l’incapacità di ruotare gli occhi, e le movenze del capo permettono di assumere informazioni sulla posizione di un oggetto, variando il cosiddetto punto di osservazione.

Si nutre prevalentemente di piccoli mammiferi, uccelli, anfibi ed insetti. Come molti rapaci notturni362306441.JPG è capace di ingurgitare, nella maggioranza dei casi, le prede intere. Le parti molli vengono digerite, mentre le parti dure (peli, piume, denti, ossa, gusci di insetti) vengono espulse sottoforma di “pallottole”, dette borre.

Dalla tradizione popolare la civetta è considerata un animale che porta sfortuna, al punto che molti si augurano che non canti sopra il proprio tetto. Nell'antica Grecia, invece, era considerata sacra per la dea Atena (da qui il nome scientifico del genere), dea della sapienza.

Ricorrdiamo che per la legge italiana è vietato detenere fauna selvatica perché è considerato furto ai danni dello Stato (punibile anche penalmente); segnalare e consegnare invece ai volontari delle associazioni ambientaliste animali selvatici feriti è un bel gesto di solidarietà e di civiltà.



Vedi anche il recupero a luglio dell’Upupa